Le varici sono un problema che interessa il 20-30% della popolazione generale; tra i più colpiti coloro che per lavoro stanno molto tempo in piedi, fermi nella stessa posizione, dai panettieri ai chirurghi. Familiarità, obesità e scarsa attività fisica sono gli altri principali fattori di rischio.
“Le varici sono una vera e propria patologia di cui, in forma più o meno grave, soffre il 40% delle donne italiane e il 20-30% della popolazione generale”, spiega Sergio Losa, Direttore dell’Unità di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS MultiMedica e relatore dell’evento. “L’apparato valvolare che permette alle vene delle gambe di condurre il sangue verso il cuore, quindi dal basso verso l’alto, smette di funzionare correttamente con conseguenti ristagni e rigonfiamenti, visibili sulla superficie della pelle. Il problema non è solo estetico, questa condizione provoca, infatti, infiammazione, dolore, gonfiore, lesioni cutanee che possono diventare ulcere, predisponendo alla comparsa di complicanze gravi e invalidanti, non da ultima la formazione di trombi.
È invece un falso mito quello secondo cui portare scarpe con i tacchi alti provochi le vene varicose. Non permettendo una corretta contrattura del polpaccio, i tacchi, se portati per diverse ore al giorno, influiscono non tanto sulla comparsa e la progressione delle varici quanto sulla sintomatologia della stasi venosa, arrecando un senso di pesantezza e stanchezza alle
gambe”.
“Esistono trattamenti per prevenire le varici e per impedirne un peggioramento ma, quando ormai si sono formate, la chirurgia è la terapia definitiva”, prosegue Losa. “Non tutti i pazienti, però, sono candidabili all’intervento. Occorre distinguere tra quelli che possono trarne vantaggi sostanziali da quelli che invece possono continuare a seguire un percorso più conservativo. Solo il 2-5% dei pazienti con patologia varicosa arriva all’operazione. Oggi sono disponibili modalità d’intervento mininvasive.
Rispetto alla chirurgia tradizionale, che prevedeva l’asportazione completa della vena grande safena, le nuove metodiche ‘chiudono’ la vena malata mediante termoablazione con laser o radiofrequenza; il decorso post- operatorio è più semplice e non richiede i 15 giorni di assenza dal lavoro, necessari invece dopo l’operazione tradizionale”.