Epatite C, in Emilia Romagna 130mila malati

Prometheus, Patient Journey Mobile Lab on HCV, il progetto di formazione itinerante, fa tappa a Bologna. Il progetto si propone di realizzare un tour di formazione “esperienziale” all’avanguardia con l’obiettivo di migliorare la gestione del paziente con epatite C attraverso un approccio multidimensionale e interattivo in grado di rendere più efficace l’aggiornamento professionale degli operatori della sanità.
In Italia, l’epatite C riguarda circa 300.000 persone diagnosticate, ma ne interessa molte di più. Si stima infatti che nel nostro Paese le persone con infezione cronica da virus HCV siano oltre 1,2 milioni. In Emilia-Romagna si stima che le persone affette da epatite C siano tra le 100.000 e le 130.000 e che di queste solo 30.000 – 40.000 sappiano di esserlo.
“Il rilevante impatto della malattia in termini epidemiologici comporterà per i centri specializzati dell’Emilia-Romagna l’esigenza di continuare a soddisfare nei prossimi anni la crescente richiesta di cura da parte dei pazienti con epatite C – dichiara Pietro Andreone, Professore Associato di Medicina Interna dell’Università di Bologna – la cui gestione può essere molto complessa a causa delle diverse tipologie di malattia, quali ad esempio i pazienti con cirrosi scompensata, coloro che hanno ricevuto il trapianto di fegato e i pazienti con co-infezione da virus dell’HIV. È fondamentale per lo specialista continuare a gestire al meglio scenari clinici complessi oltre ad assicurare prestazioni sanitarie di alta qualità”.
Il futuro della lotta al virus dell’HCV passa anche attraverso la realtà virtuale, tecnologie interattive e formazione medica “esperienziale”. Il progetto Prometheus prevede 8 eventi formativi itineranti ai quali parteciperanno complessivamente circa 200 tra epatologi ed infettivologi in Italia. A bordo del laboratorio mobile verrà utilizzata una metodologia didattica esperienziale che prevede l’interazione con un paziente in “real time” in un contesto di simulazione virtuale del percorso di cura. Durante le simulazioni i partecipanti interagiscono con il paziente virtuale proprio come avviene nella pratica clinica reale. Tutto questo si traduce in una migliore gestione del percorso diagnostico terapeutico grazie ad una formazione sempre dinamica, un format altamente interattivo, set virtuali e media esperienziali combinati.
“Grazie a una gestione ottimale del paziente è possibile oggi ridurre i costi di gestione in tutto il percorso terapeutico del paziente con HCV e con risultati che puntano al 100% di guarigioni. – dichiara Francesco Giuseppe Foschi, Alta Specializzazione in Epatologia, Medicina Interna, Faenza, AUSL Ravenna – La simulazione virtuale di scenari clinici complessi e la metodologia didattica basata sull’esperienza consentono di trasformare le conoscenze mediche in azioni cliniche appropriate ed efficaci nel contesto reale della pratica clinica.”
Nel CELL dunque convergono tecnologie, professionalità, contenuti e metodologia didattica all’avanguardia che rendono estremamente efficace la formazione proposta, creando un ambiente educativo assolutamente unico, in cui l’emozione che nasce dal coinvolgimento in una esperienza nuova e significativa facilita l’apprendimento e l’interiorizzazione dei contenuti, ponendo sempre il paziente al centro del percorso assistenziale terapeutico.
“Negli ultimi anni sono stati fatti progressi eccezionali in tema di epatite C e le prospettive di cura sono sempre migliori, anche per le popolazioni di pazienti considerate ‘difficili’ – dichiara Erica Villa, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena – Le nostre strutture stanno prendendo in carico i pazienti sulla base dell’appropriatezza prescrittiva e in condizioni favorevoli puntiamo a eradicare il virus nel più ampio numero di casi.”
“Tra i pazienti che acquisiscono l’infezione da HCV – conclude Carlo Ferrari, Direttore della struttura complessa Malattie infettive ed epatologia (Dipartimento Emergenza-Urgenza e Area medica generale e Specialistica) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma – oltre il 55-90% diventa portatore cronico, sviluppando nel 65-95% dei casi un’epatopatia cronica e nel 10-30% dei casi un rischio di evolvere in cirrosi nell’arco di 25-30 anni. I Centri regionali si trovano quindi ad affrontare pazienti particolarmente complessi. Il progetto Prometheus offre sicuramente molte opportunità per continuare a migliorare competenze, abilità e conoscenze degli operatori sanitari e garantire l’adeguatezza e l’appropriatezza degli interventi assistenziali e la qualità delle cure rivolte ai cittadini.”

Nel video:

  • Pietro Andreone
    Docente Medicina Interna Università di Bologna
  • Erica Villa
    Direttore Gastroenterologia Policlinico di Modena
  • Carlo Ferrari
    Direttore Malattie infettive Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma
  • Francesco Giuseppe Foschi
    Alta Specializzazione in Epatologia Faenza, AUSL Ravenna
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