AMPUTAZIONE DI UN ARTO LA NORMALITÀ PUO’ ESSERE UN TRAGUARDO

Grazie alla riabilitazione post intervento e alla consegna rapida di una protesi definitiva è possibile ridurre drasticamente i tempi di recupero.
Ogni anno migliaia di persone subiscono l’amputazione di una gamba o di un braccio a causa di incidenti sul lavoro, incidenti stradali o malattie.
Per qualsiasi tipologia di amputazione i pazienti hanno bisogno di essere presi in carico da un team multidisciplinare di professionisti medici, in grado di costruire un progetto di recupero personalizzato. Se ne è parlato al Centro di Riabilitazione al Cammino Casalino di Loiano, vicino Bologna, con campioni dello sport e protagonisti di storie uniche e a lieto fine, che grazie alla riabilitazione post intervento e alla consegna rapida di una protesi definitiva hanno potuto ridurre drasticamente i tempi di recupero e rimettersi letteralmente in piedi in tempi brevi.
“Noi Superumani” è il titolo del talk show che ha visto protagonisti i magnifici sei: Alex Zanardi, le atlete paralimpiche Beatrice Vio e Martina Caironi, Roberto Bruzzone, il camminatore con la gamba in spalla e le storie uniche e a lieto fine di Roberto Camelia e Luigi Valietti. Oltre le difficoltà. Sei storie straordinarie: l’emblema del “se si vuole, si può”, della forza dentro. L’esempio “visibile” di un’infinità di vite “invisibili” ma pure straordinarie, da “dietro le quinte” ma davanti a spingere contro il destino avverso.
Il Centro di Riabilitazione al Cammino, attivo a Loiano, a pochi Km da Bologna, dal 2012, in un contesto sanitario difficile per le regioni italiane, si sta affermando sempre più a livello nazionale come un punto di riferimento per un problema sottovalutato, se si pensa che il fenomeno delle
amputazioni in Italia registra solo per i casi più gravi di amputazioni trans-femorali circa 4.000 interventi all’anno.
Le cause dell’amputazione dell’arto inferiore sono molteplici. Di queste fanno parte malattie dei vasi, conseguenze di ferite, tumori maligni, infezioni, malformazioni congenite e incidenti. La stragrande maggioranza delle amputazioni (80%) è, però, da ricondurre a disturbi della circolazione arteriosa: di questi fanno parte l’arteriopatia, l’insufficienza venosa cronica e altre malattie infiammatorie croniche dei vasi, o complicanze di malattie in grande espansione epidemiologica quali il diabete mellito.
Per qualsiasi tipologia di amputazione secondo gli esperti, i pazienti hanno bisogno di essere presi in carico da un team multidisciplinare di professionisti medici, in grado di costruire un progetto di recupero personalizzato. Tale percorso dovrebbe partire ancor prima dell’intervento chirurgico e prevedere la riabilitazione post operazione, passare alla consegna rapida di una protesi definitiva, ed arrivare ad insegnare come “usare” al meglio la protesi, mettendola a punto in base alle esigenze ed alle sensazioni individuali. I tempi di recupero, infatti, sono un aspetto fondamentale per il paziente, per la sua qualità di vita in funzione di un suo reinserimento come soggetto attivo sia da un punto di vista sociale che economico per il ritorno al lavoro.

Nel video intervistati:

  • Martina CaironiCampionessa paralimpica 100 metri piani
  • Roberto BruzzoneScalatore professionista
  • Roberto CameliaArbitro giudice di boxe
  • Alex ZanardiCampione mondiale di handbike
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